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mardi 30 septembre 2014

La Vespa et le Segway ont fusionné




À Barcelone, le studio de création Bel & Bel a souhaité combiner deux objets très tendance : Le Segway et la Vespa



En fusionnant ces deux véhicules, les créateurs ont réussi à rendre le Segway un peu plus sexy, et espèrent toucher toutes les personnes amateurs de Vespa mais qui préfèreraient prendre quelque chose qui roule un peu moins vite…
 Le résultat est étonnant.

lundi 29 septembre 2014

Occhiali d'autunno




 Michelle Persad con occhiali Prada

Chi associa gli occhiali da sole solo a lidi e a giornate assolate, non prende in considerazione l'"effetto diva" che questi accessori son in grado di conferire al look, tutto l'anno.
Attrici, modelle e blogger non perdono occasione per sfoggiare modelli originali per lasciare il segno ad ogni evento.
Così se l'imperativo è essere continuamente mutevoli, cercando modelli nuovi il problema rimane l'elevato costo di un modello griffato.

Ma come aggirare l'ostacolo?
Semplice! Prendere spunto dallo star system per scegliere i modelli di tendenza e puntare sullo shopping online individuando da un lato quelli griffati in saldo e dall'altra optare per quelli a prezzi stracciati da indossare sporadicamente in un'occasione speciale.

 Chiara Ferragni in Yves Saint Laurent

Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi


Giuseppe Garibaldi é l'eroe italiano per eccellenza.

Garibaldi rappresenta senza dubbio uno dei protagonisti più incisivi della storia italiana: a dimostrazione di ciò esso detiene il primato di personaggio più citato nelle vie e nelle piazze delle città italiane.

Il suo successo è legato soprattutto alla sua vita avventurosa, al suo inestimabile coraggio ed al suo viscerale amore per l'umanità intera, che hanno fatto di lui uno dei protagonisti assoluti della storia italiana e non solo.


Conosciuto come l'”Eroe dei due mondi” in quanto si è impegnato non solo nella Penisola italiana, ma anche in Sud America ed in tutta Europa al fine di promuovere i suoi ideali.

Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 in un periodo in cui essa apparteneva ancora al Primo Impero Francese; nonostante i genitori sognassero per lui una carriera come avvocato, medico o prete, Giuseppe chiarì fin da subito (tentando anche una fuga verso Genova) la sua passione e propensione per la professione marinara.
Nel 1821, vinte le remore dei genitori, egli s'iscrisse nel registro dei mozzi a Genova e due anni dopo s'imbarcò alla volta di Taganrog nel mar d'Azov (ex colonia genovese) sotto la guida di Angelo Pesante, che egli definì “miglior capitano". 
Nel 1832, appena venticinquenne è capitano di un mercantile e nello stesso periodo inizia ad avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani (come, ad esempio quello mazziniano della "Giovine Italia"), e ad abbracciarne gli ideali di libertà ed indipendenza. 


Il desiderio di diffondere gli ideali mazziniani portò Garibaldi a partire per il Sud America, terra in cui rimase dal 1835 al 1848 ed in cui conobbe l'amore della sua vita, Ana Maria de Jesus Ribeiro, universalmente conosciuta come Anita.

 
In questi anni egli sfidò l'Impero del Brasile sia per mare che sulla terraferma ed imparò dalla sua compagna l'arte dell'equitazione, fino ad allora a lui sconosciuta. 
Dopo varie battaglie, Garibaldi tornò in Italia e partecipò come volontario alla prima guerra d'indipendenza contro il dominio austriaco.
Questa esperienza avrà un grande valore per la formazione di Giuseppe Garibaldi sia come condottiero di uomini sia come tattico imprevedibile. 


 
Nel 1848 torna in Italia dove sono scoppiati i moti di indipendenza, che vedranno le celebri Cinque Giornate di Milano
Nel 1849 partecipa alla difesa della Repubblica Romana insieme a Mazzini, Pisacane, Mameli e Manara, ed è l'anima delle forze repubblicane durante i combattimenti contro i francesi alleati di Papa Pio IX
Purtroppo i repubblicani devono cedere alla preponderanza delle forze nemiche e Garibaldi il 2 Luglio 1849 deve abbandonare Roma.

Di qui, passando per vie pericolosissime lungo le quali perde molti compagni fedeli, tra i quali l'adorata moglie Anita, riesce a raggiungere il territorio del Regno di Sardegna.

Inizia quindi un periodo di vagabondaggio per il mondo, per lo più via mare, che lo porta infine nel 1857 a Caprera.
Garibaldi tuttavia non abbandona gli ideali unitari e nel 1858-1859 si incontra con Cavour e Vittorio Emanuele, che lo autorizzano a costituire un corpo di volontari, corpo che fu denominato "Cacciatori delle Alpi" e al cui comando fu posto lo stesso Garibaldi.
Partecipa alla Seconda Guerra di Indipendenza cogliendo vari successi ma l'armistizio di Villafranca interrompe le sue operazioni e dei suoi Cacciatori.

Nel 1860 Giuseppe Garibaldi è promotore e capo della spedizione dei Mille
Salpa da Quarto, in provincia di Genova,  il 6 maggio 1860 e sbarca a Marsala , in Sicilia, cinque giorni dopo. 

Da Marsala inizia la sua marcia trionfale; batte i Borboni a Calatafimi, giunge a Milazzo, prende Palermo, Messina, Siracusa e libera completamente la Sicilia.
Il 19 agosto sbarca in Calabria e, muovendosi molto rapidamente, getta lo scompiglio nelle file borboniche, conquista Reggio, Cosenza, Salerno; il 7 settembre entra a Napoli, abbandonata dal re Francesco II ed infine sconfigge definitivamente i borbonici sul Volturno.

I1 26 ottobre Garibaldi si incontra a Vairano con Vittorio Emanuele II e depone nelle sue mani i territori conquistati: si ritira quindi nuovamente a Caprera, sempre pronto per combattere per gli ideali nazionali.

Nel 1862 si mette alla testa di una spedizione di volontari al fine di liberare Roma dal governo papalino, ma l'impresa è osteggiata dai Piemontesi dai quali viene fermato il 29 agosto 1862 ad Aspromonte.

Imprigionato e poi liberato si ritira nuovamente nell'isola di Caprera, pur rimanendo in contatto con i movimenti patriottici che agiscono in Europa.
Nel 1866 partecipa alla Terza Guerra di Indipendenza al comando di Reparti Volontari. 

Combatte nel Trentino e qui coglie la vittoria di Bezzecca il 21 luglio 1866. 
Nonostante la situazione favorevole in cui si era posto nei confronti degli austriaci, Garibaldi deve sgomberare il territorio Trentino dietro ordine dei Piemontesi, al cui dispaccio risponde con quel "Obbedisco", rimasto famoso.
Nel 1867 è nuovamente a capo di una spedizione che mira alla liberazione di Roma, ma il tentativo fallisce con la sconfitta delle forze garibaldine a Mentana per mano dei Franco-Pontifici.

Nel 1871 partecipa alla sua ultima impresa bellica combattendo per i francesi nella guerra Franco-Prussiana dove, sebbene riesca a cogliere alcuni successi, nulla può per evitare la sconfitta finale della Francia.
Torna infine a Caprera, dove passerà gli ultimi anni e dove si spegnerà il 2 giugno 1882.

Il fantastico progetto Aqualagon




Aqualagon é “Un mondo uscito dal lago”: secondo la definizione che l'architetto Jacques Ferrier dà a uno dei suoi progetti più ambiziosi. 



Questo ambizioso progetto dovrebbe realizzarsi a Parigi nel 2016 e ha l'ambizione di diventare uno dei parchi più grandi e lussuosi d'Europa. 
Sorgerà a Villages Nature, parco naturale (nato da un progetto turistico residenziale di Euro Disney e Pierre et Vacances-Center Parcs) che si trova a 6 km da Disneyland e seguirà la sua stessa impronta green.

 
L'impianto sfrutta infatti l'energia geotermica e fonti integrative di energia rinnovabile per avere zero emissioni.

Nel progetto :  cascate, piscine ad onde, scivoli e persino un fiume attivo. Ma non è finita qui, perché è previsto anche un percorso paesaggistico con piante acquatiche e vapori acquei. 

Les amoureux de promenades, de flânerie et d'observation de la Nature ne seront pas en reste, puisqu'un cheminement paysager en lacets, imaginé par Thierry Huau, permet de rejoindre à pied le sommet du Parc aquatique, à une vingtaine de mètres de hauteur. De là, juste au-dessus de la cime des arbres et face au lac principal et aux Jardins suspendus, l'on pourra contempler l’ensemble de la destination et des massifs forestiers alentours.

dimanche 28 septembre 2014

Jasmine, Trilli, Rapunzel..3 anelli veri per principesse di Disney

Per l'esotica Jasmine, Gemvara ha creato un bellissimo anello in oro bianco 14K tempestato di zaffiri con un topazio blu quadrato.  2,514 dollari.


 

Per Trilli un anello tempestato di diamanti o artificiali o creati in laboratorio. Anche il metallo è eco-friendly. Creato da MiaDonna&Co. 1,998 dollari.

 

Alla dolce principessa dai lunghissimi capelli biondi é dedicato un originale anello a tema floreale in oro giallo con diamanti, tormalina rosa e un bellissimo ametista centrale. Anche questo anello è di Gemvara. 1,247 dollari.


Annibale figlio di Amilcare


Il padre di Annibale, Amilcare Barca, nel 237 aveva condotto con sé il figlio fanciullo (Annibale era nato nel 247 a.C.) in Spagna, allora in parte sotto il controllo cartaginese (Cartagine), e gli aveva instillato un odio profondo verso i Romani

La Penisola Iberica era considerata da Barca una base essenziale per contrastare l'espansione romana. 
Divenuto a soli 25 anni comandante in capo delle forze cartaginesi in Spagna, Annibale proseguì in modo aggressivo la politica paterna. 
A questo scopo conquistò Sagunto, alleata di Roma, dopo un assedio durato 8 mesi (219-218), dando così inizio alla seconda guerra punica, formalmente dichiarata nel 218. 
Lo scopo di Annibale non era tanto la distruzione di Roma, quanto piuttosto il suo indebolimento e la distruzione della federazione italica; obiettivi che egli riteneva di poter conseguire solo portando la guerra direttamente in Italia
Così nella primavera del 218 diede inizio alla spedizione che doveva indurlo a sfidare Roma nel suo stesso territorio. 

Partì con un esercito di circa 60.000 uomini, composto nel suo nucleo da Cartaginesi e per il resto da appartenenti a diverse popolazioni, che egli seppe fondere in un'efficiente compagine. Attraversò le Alpi con i suoi soldati e un certo numero di elefanti, superando enormi difficoltà. 



La durissima traversata della catena montuosa e la guerriglia condotta dai montanari ridussero il numero dei suoi uomini, stremati, a 20.000 fanti e 6.000 cavalieri. 



 A fine settembre del 218 l'esercito cartaginese era giunto nell'alta valle del Po dove, piegata la resistenza delle popolazioni galliche, ottenne da queste i necessari rifornimenti. 
Così, rafforzato, Annibale prese ad affrontare i Romani.

I successi in Italia
Un fattore importante nei successi iniziali di Annibale fu la sua capacità di ottenere la neutralità, e in molti casi l'appoggio, delle popolazioni celtiche (Celti) insofferenti alla dominazione romana. 
I Romani non avevano idea del tipo di avversario che si trovavano di fronte e credevano di poter battere facilmente un esercito in gran parte raccogliticcio come quello di Annibale
Ma ben presto si resero conto dell'errore.  
Annibale, cui si erano unite formazioni di Galli, conseguì in successione una serie impressionante di vittorie: presso il Ticino, il Trebbia e poi il lago Trasimeno, dove caddero circa 15.000 Romani dei quali migliaia furono presi prigionieri. 



Dopo la disfatta del Trasimeno, nel 217 i Romani elessero dittatore Quinto Fabio Massimo, il quale decise di condurre una guerra di logoramento dell'avversario, sottraendosi a quella nuova grande battaglia campale che Annibale cercava per distruggere definitivamente la resistenza avversaria. 
Per questa sua condotta, Fabio Massimo fu soprannominato il Temporeggiatore.Intanto il console Terenzio Varrone, che disprezzava la tattica dilatoria di Fabio Massimo, decise di affrontare Annibale a Canne, in Puglia.  
Roma conobbe uno dei momenti più tragici della sua storia. 
L'esercito romano, forte di circa 50.000 uomini, contando sulla sua netta superiorità numerica, nell'agosto 216 subì nella battaglia di Canne una terribile sconfitta: la maggior parte dei soldati romani fu sterminata, mentre i Cartaginesi persero meno di 6.000 uomini. Questa straordinaria vittoria, vero capolavoro del genio militare di Annibale, consentì ai Cartaginesi di indebolire fortemente il dominio di Roma nell'Italia meridionale.
La reazione di Roma
A questo punto si imponeva la decisione se cercare o meno di conquistare Roma
Contro il parere di alcuni dei suoi generali, Annibale non seguì questa strada, convinto che un assedio della città avrebbe compromesso la sua forza militare. 
Egli era in attesa di rinforzi da Cartagine che non giunsero. 
Nell'ora del maggior pericolo, Roma dimostrò una compattezza e una determinazione che sorprese del tutto i Cartaginesi. 
Di fronte all'inflessibile decisione dei Romani di non cedere, anche il favore ottenuto dai Cartaginesi presso parte delle popolazioni italiche, ormai stanche della politica di requisizioni messa in atto da Annibale per sostenere i suoi soldati, subì un crescente deterioramento. 
Colpi durissimi furono le vittorie conseguite dai Romani in Spagna, che fu sottratta al dominio cartaginese. 
La sorte di Annibale, che a un certo punto si era spinto a pochi chilometri da Roma, fu segnata dalla sconfitta subita nel 207 presso il Metauro da un corpo di spedizione venuto in soccorso sotto la guida di suo fratello Asdrubale, il quale morì in combattimento.

La situazione precipitò quando Publio Cornelio Scipione, che capeggiava l'opposizione a ogni intesa tra Roma e il nemico, nel 204 portò la guerra in Africa direttamente contro Cartagine

Per impedire lo sbarco dei Romani in Africa, Cartagine aveva inviato in quello stesso anno una nuova spedizione di soccorso ad Annibale, guidata da un altro suo fratello, Magone, il quale era giunto in Liguria. 
Ma le forze erano insufficienti e ne risultò un completo fallimento.

La battaglia di Zama e la fine di Annibale
Di fronte all'estremo pericolo che, con lo sbarco di Scipione in Africa, colpiva Cartagine, Annibale, che aveva combattuto per 15 anni senza aver mai subito una sconfitta significativa, fece ritorno in patria. 
Gli eserciti romano e cartaginese, forti entrambi di circa 40.000 uomini (ma con una netta inferiorità del secondo in fatto di cavalleria), si affrontarono nella battaglia decisiva a Zama nel 202. 

Il grande condottiero subì una devastante sconfitta a opera di colui che, per celebrare la vittoria, venne da allora chiamato Scipione l'Africano. 
Roma impose pesantissime indennità: sia per farsi ripagare le distruzioni e le spese ingentissime che l'invasione cartaginese le aveva imposto, sia per colpire in maniera determinante la potenza economica della grande antagonista, la quale venne privata di ogni possedimento al di fuori dell'Africa. 

Annibale conservò per un certo tempo una posizione di primissimo piano nel governo della sua città, cercando di introdurre in essa importanti riforme al fine di risollevarla. 
Ma si scontrò con un partito avversario conservatore che prese a ostacolarlo. 
Inoltre i Romani lo accusarono di intese ostili con il sovrano della Siria Antioco III. 
Sicché, isolato e osteggiato, Annibale si rifugiò nel 195 presso costui, tessendo una trama antiromana, fallita quando Antioco fu sconfitto dai Romani nel 189. 
Allora il Cartaginese cercò rifugio presso il re di Bitinia, Prusia. 

Allorché i Romani imposero a Prusia di consegnare Annibale, questi, deciso a sottrarsi all'estrema umiliazione di essere portato prigioniero a Roma, nel 183 a.C. si avvelenò.





In breve la leggenda della nascita di Roma




La leggenda dice che il dio Marte e la vestale Rea Silvia un giorno si incontrarono e si innamorarono perdutamente. 
Dopo nove mesi nacquero due gemelli, forti e robusti come il loro padre. 
Ma il cattivissimo Amulio, zio dei due gemelli e re della città di Albalonga, fece imprigionare Rea Silvia e ordinò ai suoi servi che i gemelli fossero messi in una cesta e gettati nel fiume Tevere, affinché la corrente li trascinasse via e li portasse via per sempre. Amulio temeva che da adulti i due bambini potessero governare al suo posto.
 
Proprio in quel giorno, il Tevere era straripato e, quando le acque del fiume si ritirarono, la cesta si incagliò fra i cespugli sotto il colle Palatino
Fortunatamente una lupa che passava vicino al fiume trovò i due bambini, si avvicinò a loro, cominciò a nutrirli con il suo latte e a riscaldarli. 



Poco tempo dopo Faustolo, un pastore che abitava da quelle parti, vide con grande stupore la lupa con i gemelli e decise di portare i due bambini a casa sua e di adottarli.
Il pastore chiamò i suoi figli adottivi Romolo e Remo e li allevò con molto amore. 

Quando furono grandi, Faustolo disse loro di non essere il vero padre e raccontò tutta la verità. 

Saputa la loro storia, Romolo e Remo uccisero il perfido Amulio e liberarono la madre, Rea Silvia
Decisero inoltre di fondare una città, proprio sul colle dove la lupa li aveva allattati.
Chiesero consiglio all’indovino per sapere chi avrebbe dato il nome alla città e chi ne sarebbe diventato il re. 
L’indovino rispose che Romolo doveva andare sul colle Palatino, mentre Remo sull’Aventino. 

Da lassù avrebbero guardato attentamente il cielo, studiando il volo degli uccelli per capire che cosa avevano deciso gli dei. 
Remo fu il primo a vedere un gran numero degli uccelli: sei avvoltoi con le ali immense che volavano proprio sopra la sua testa.
Ma poco dopo Romolo ne vide ben dodici. A quel punto i due gemelli cominciarono a litigare: – Sono stato io a vedere gli uccelli per primo! Disse Remo.
- Ma io ne ho visti molti di più! Esclamò Romolo – quindi sarò io il re della nuova città e la chiamerò Roma. Poi prese un bastone, disegnò un grande quadrato per terra e disse: – Ecco i confini della mia città. 

Nessuno dovrà superarli senza il mio permesso.
 

Ma Remo, arrabbiatissimo, non lo ascoltò e calpestò la linea tracciata dal fratello. 
Romolo allora tirò fuori la spada e ripeté: – Chi passerà il confine senza il mio permesso, morirà – e uccise Remo
Romolo diventò il primo Re di Roma e governò con saggezza, aiutato da cento senatori.

E la sua città diventò la più bella e grande città di tutto il mondo antico, capitale di un immenso impero.