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jeudi 29 octobre 2015

A Venezia Bellini o Spritz?






A Venezia l'aperitivo è un rito che riempie i bar e le osterie (i bacari) della città, un appuntamento immancabile in nome della tradizione. 
L'aperitivo veneziano più conosciuto al mondo è il Bellini, ma il più diffuso e consumato in città è sicuramente lo Spritz.
 


Lo Spritz è l'aperitivo veneziano per eccellenza. 

Chiunque venga in città deve assolutamente provarlo. 
Ormai diffuso in tutto il Trivenento e anche altrove, questo aperitivo alcolico si compone di vino bianco, generalmente prosecco, acqua gassata o seltz, scorza di limone o arancia, e, a seconda dei gusti, Campari, Cynar, Aperol o Select che ne determinano la tipica colorazione rossa.

Le origini di questa bevanda sono ignote, ma sembra che siano stati i soldati dell'impero austroungarico di stanza nella Repubblica Serenissima a decretarne la nascita. Si dice infatti che questi allungassero i vini veneti con del seltz per diminuirne la gradazione alcolica. 


La diffusione della bevanda anche in Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Croazia e Romania, ovvero in territori dell'ex monarchia austroungarica, e il suo stesso nome, che dovrebbe derivare dal verbo tedesco spritzen, spruzzare, dal gesto di allungare il vino con l'acqua, sembrano avvalorare quest'ipotesi.

A Venezia, ma anche in tutto il Veneto, lo Spritz è un rituale irrinunciabile ed è spesso accompagnato da cicheti, gli stuzzichini veneziani. 


Nel tardo pomeriggio date un'occhiata ai bar e alle osterie della città, di sicuro noterete moltissime persone col bicchiere pieno di un liquido rossastro, lo spritz !

Il Bellini, storico long drink di Venezia a base di vino bianco frizzante (champagne o prosecco) e polpa frullata di pesca bianca, fu inventato negli anni '40 da Giuseppe Cipriani, barman dell'Harry's Bar




Al giorno d'oggi è uno dei più noti cocktail italiani tanto essere uno dei cocktail ufficiali dell'Associazione Internazionale Bartender.

A partire dagli anni '80 viene anche prodotto industrialmente in bottiglia da una casa vinicola di San Donà di Piave in provincia di Venezia che lo distribuisce in tutto il mondo. 

Si dice che Cipriani gli diede questo nome perché il colore rosato gli ricordava il colore di una toga in un dipinto diel pittore Giovanni Bellini.
 

La ricetta originale prevede l'utilizzo delle pesche bianche, ma data la loro diffusione non vastissima, vengono spesso usate le pesche gialle oppure succhi o liquori a base di pesca.

Inoltre esistono alcune varianti che utilizzando altri frutti:
Rossini a base di fragola. 


Il nome è in onore del compositore Gioacchino Rossini;
Mimosa a base di spremuta d'arancia. 


Fu creato da Mr McGarry, barman al Buck's Club di Londra nel 1921; 
Tintoretto a base di melograno. Il nome è in onore del noto pittore veneziano.


8 parole italiane invidiate dai nostri amici di Gran Bretagna


 
Il made in Italy non è solo cibo, arte e moda. 
Anche la lingua italiana è apprezzata all’estero. 
 
Il sito del giornale inglese Theguardian ha pubblicato un articolo che riporta le 8 parole che il vocabolario inglese dovrebbe prendere in prestito da quello italiano perché hanno davvero un bel suono e perché sono divertenti da dire. 

1) Allora – In inglese “Then” o “So”
Motivazione: Quando si inizia a imparare la lingua italiana ci sono alcune parole che emergono da sole dalla frase e che si comprendono facilmente, anche se il suo significato dipende dal contesto in cui è inserita. 
Solitamente è citata prima di una frase scintillante e simpatica ed è facile da imparare, questo il pensiero del The Guardian.
Esempio: “Allooora, andiamo avanti con questa storia?”

2) Rocambolesco – In inglese “Adventurous/Fantastic
Motivazione: La parola è di origine francese. 
 Rocambole è infatti un personaggio di finzione creato dallo scrittore francese Alexis Ponson du Terrail nel 19°secolo.  
La parola poi deriva dalla predilezione del protagonista ad essere coinvolto in avventure continue e frenetiche. L’evoluzione della storia della parola affascina gli inglesi, una parola che ultimamente sembra essere davvero poco utilizzata, dovremmo riportarla in auge.

3) Chiaccherone/a – In inglese “Chatterbox”
Motivazione: Gli inglesi la definiscono una parola davvero seducente, così come tutti i suoi derivati: chiacchiera o chiacchierata e il verbo chiacchierare. 
Sottolineano poi che se si fa un passo malizioso in più si passa da “chiacchiera a pettegolezzo”. Anche quest’ultima parola li affascina molto.

4) Sfizio – In inglese “Whim”
Motivazione: In questo caso è il suono, lo sfrigolio e il sibilo della lingua per le prime due consonanti. 
Ne apprezzano anche il significato.

5) Struggimento  – In inglese “Misery”
Motivazione: Frustrazione e mancanza di soddisfazione. 
Non è un termine che ha una corretta traduzione in inglese e forse proprio per questo motivo questa parola è stata inserita in questa speciale classifica.

6) Dondolare – In inglese “To Wobble, to swing”
Motivazione: Un dondolone è qualcuno che oscilla, vacilla, e il termine indica una persona folle o un fannullone. 
Per loro esistono poche parole onomatopeiche come questa, forse la supera solo la parola “sussurrare”.

7) Mozzafiato – In inglese “Breathtaking
Motivazione: L’atto di “mozzare” l’aria è davvero molto evocativo. 
Un concetto che il termine inglese riesce a riportare solo in parte nella lingua anglosassone. 
Un termine più appropriato sarebbe “Breath – chopping”.

8) Dietrologia – In inglese “The Belief in hidden”
Motivazione: Solitamente la lingua inglese è più immediata e sintetica rispetto alla lingua italiana. In questo caso avviene il contrario, è normale per loro essere stupiti.

jeudi 8 octobre 2015

La milanese vista da "Gioia" in modo divertente !


Trovato su Gioia .it, da leggere assolutamente !

 

Le milanesi si trovano in San Babila (quello che negli anni Ottanta era il ritrovo dei Paninari) per fare shopping tra amiche e spingersi fino a via Torino, oppure a un capo (Porta Venezia) o all’altro (piazzale Loreto) del lungo rettilineo di Corso Buenos Aires.

Quelle altospendenti hanno il quadrilatero della moda dove dare fondo alle proprie carte di credito. 
Le zone di Ticinese e Isola sono il territorio di caccia delle amanti del pezzo unico, che sia vintage o di una giovane stilista bravissima ma sconosciuta a chiunque



Meno battuti di quanto si creda sono Garibaldi / Corso Como e zona Washington.

Tutte le milanesi hanno un’amica che ha aperto un negozio delizioso con cose davvero originali che non trovi da nessun’altra parte

Acquistano l’usato solo se vintage certificato o se indossato giusto dalle modelle alle sfilate (e ci entrano: anche quando non sono una taglia 40 con il 40 di piede).



Le milanesi hanno il senso degli affari e girano tra le bancarelle dei mercati di quartiere come se stessero studiando i mercati finanziari: quello di Papiniano e quello di piazzale Lagosta sono tra i più grandi.



C’è però una verità: le milanesi adorano comprare altrove. 
A Londra come a Ostuni, Shanghai o Voghera.  
L’importante è poter dire che non l’ha comprato a Milano quando le diranno “bello questo cappotto!”.





mardi 6 octobre 2015

Ma chi è stà Chiara Ferragni, regina dei fashion blogger?


Chiara Ferragni, è nata a Cremona nel 1987 da un padre dentista. Arriva in Francia, a Parigi, a circa vent'anni.

Iscritta alla Bocconi di Milano, ma non laureata. "Bionda, troppo magra, superficiale, fashion addict", a ventidue anni ha creato un blog, The Blonde Salad : parla di lei, di come si veste, delle sue borse e delle scarpe appena acquistate. 

Totale: 600 mila visitatori al mese e più di due milioni e mezzo di fedelissimi followers su Instagram, che, tradotto in soldoni, fa un giro d’affari di circa 8 milioni di euro.


Riccardo Pozzoli, il fidanzato, è l’uomo che ha scommesso su Chiara Ferragni e il blog "The Blonde Salad", premiato a Berlino come il sito fashion di maggiore successo «Eravamo fidanzati e abbiamo iniziato con 500 euro. Ora fatturiamo 6 milioni l’anno», racconta a Grazia. «E anche se ci siamo lasciati, il nostro viaggio insieme è solo agli inizi»


Chiara Ferragni è ormai divenuta una delle fashion-blogger più note e seguite in campo internazionale, con un vastissimo stuolo di followers soprattutto all’estero.  

The Blonde Salad, l’Insalata Bionda, è oggi molto di più di un semplice blog, ma si è trasformato in un riferimento di stile e ispirazione per milioni di persone in Italia e nel mondo, tanto da portare la sua creatrice a collaborare con le più note e prestigiose luxury & fashion brand, ad apparire come opinion maker e contemporaneamente modella nelle più note riviste internazionali, a essere riconosciuta dall’intera community come una delle figure più influenti dell’intero panorama della moda.
Chiara è anche diventata direttore creativo di una linea tutta sua di calzature di grande successo prodotte interamente in Italia. 
Per tutti questi motivi Chiara Ferragni è entrata nella classifica dei 30 Under 30 più influenti secondo Forbes per il 2015.

Chiara Ferragni

Da Cremona con furore. E la passione per la moda, la bellezza e la fotografia. Una passione così forte da diventare, con una sorprendente rapidità, una professione di successo. Chiara Ferragni è ormai divenuta una delle fashion-blogger più note e seguite in campo internazionale, con un vastissimo stuolo di followers soprattutto all’estero: The Blonde Salad, l’Insalata Bionda, è oggi molto di più di un semplice blog, ma si è trasformato in un riferimento di stile ed ispirazione per milioni di persone in Italia e nel mondo, tanto da portare la sua creatrice a collaborare con le più note e prestigiose luxury & fashion brand, ad apparire come opinion maker e contemporaneamente modella nelle più note riviste internazionali, ad essere riconosciuta dall’intera community come una delle figure più influenti dell’intero panorama della moda. E, dulcis in fundo, a diventare direttore creativo di una linea di calzature di grande successo prodotte interamente in Italia e da entrare nella classi. 
Era l’ottobre del 2009 e a quel tempo il peso e l’incidenza di un blog sull’experience di un seguace della moda era tutt’altro che cosa comune e riconosciuta, come forse accade oggi.
Quella di Chiara fu quindi soprattutto una sfida, una intuizione felice che discendeva non solo dal suo talento, ma anche dallo spirito di iniziativa, si potrebbe dire dall’imprenditorialità, che la caratterizza oggi come allora.
Una scommessa vinta: appena un anno dopo o poco più, la ragazza di Cremona che ancora frequentava la facoltà di giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano, fu indicata dalla rivista americana New York come One of the biggest breakout street-style stars of the year, puntando i riflettori su di lei e dandole uno slancio enorme.
A dicembre 2011, la creatrice di The Blonde Salad fu indicata da Vogue come Blogger Of The Moment grazie ai suoi oltre un milione di visitors e 12 milioni di impression medie ogni mese.
L’ascesa, da quel momento è stata inarrestabile: a dicembre 2013, il blog raggiunse il traguardo degli 1,6 milioni di followers su Instagram e in quel momento The Blonde Salad divenne anche un e-book, il primo scritto da Chiara, e pubblicato in Italia. 
Oggi i followers, per la cronaca, sono più di tre milioni…
Chiara Ferragni è stata anche protagonista di alcuni riuscitissimi shoot per Guess, ha lavorato con Steve Madden per il concept di una 9-shoe collection e ha avviato collaborazioni con Christian Dior, Louis Vuitton, Max Mara, Chanel, Tommy Hilfiger.

Nel 2014 Chiara è stata insignita per il terzo anno consecutivo con il Bloglovin’ Award dalla popolare piattaforma americana di aggregazione dei feeds con specializzazione in ambito lifestyle.


Il segreto di Chiara Ferragni è questo : ha coltivato una passione per anni, ha guadagnando autorevolezza nelle community dedicate a un argomento ben preciso, ha aperto un blog quando nessuno lo faceva. 
In altre parole è stata pioniere, ha creato e non ha seguito.
Ovviamente questo non è sufficiente per giustificare il fatto che la sua attività ora risponda alla cifra di 8 milioni di euro. A volte ci vuole anche un pizzico di fortuna, no?

lundi 5 octobre 2015

Pietracupa è la Betlemme del Molise







E’ un suggestivo paese di pochi abitanti arroccato ai piedi di un piccolo monte nel cuore del Medio Sannio, sovrastato da uno sperone di roccia: 

Pietracupa, in provincia di Campobasso, è un luogo che possiede qualcosa di magico e in molto lo conoscono come la piccola Betlemme molisana, caratterizzato com’è dalla presenza di una grotta dove, alla Vigilia di Natale, ci si ritrova a vivere una Natività davvero molto realistica. 



Grazie alla sua conformazione, questa grotta è stata adibita ad usi diversi nel corso del tempo: inizialmente utilizzata come luogo di dimora, abitata dai primi seguaci di Papa Celestino, venne trasformata in seguito in tribunale ai tempi dell’inquisizione, fino ad essere adoperata come prigione ma anche come luogo pubblico per le esecuzioni capitali.

Con un po’ di attenzione si possono ancora scorgere sulla volta della Cripta, dei punti di appoggio su cui erano messe le travi per le impiccagioni, e, sulle pareti, dei fori per il passaggio delle catene. 


Sull'ingresso principale, oggi finestra, è ancora presente una lapide con la figura di Salomone e la scritta in latino: "Qui si amministra la giustizia". Pare che fosse anche il luogo dove venivano accusate e torturate molte donne per stregoneria. 

Con l'avvento dei Caracciolo, la grotta assunse un’importante funzione di fortezza militare e di postazione di guardia del territorio, cambiando ancora nel 1654 quando diventa il posto dove venivano abbandonati gli appestati. 

Durante i conflitti mondiali è stata per gli abitanti rifugio dai bombardamenti aerei, e si deve all’intervento di Monsignor Orlando di Tella, agli inizi degli Anni Settanta, la trasformazione nell’attuale luogo di preghiera della comunità, conosciuto con il nome di Cripta, con l’altare circolare composto da un’antica macina del vecchio mulino del paese.
Tra le opere più importanti che si  possono trovare al suo interno spicca un bellissimo crocefisso del Cinquecento particolare perché senza braccia. 

Vi sono poi custoditi un Bambino Gesù di legno d’olivo, a grandezza naturale, proveniente da Nazareth, assieme ad un calice anch’esso di legno, a testimoniare la professione di San Giuseppe, acquistato a Betlemme. 

Una curiosità lega questi due oggetti, che sono stati entrambi benedetti personalmente da Papa Giovanni Paolo II: vengono esposti ed utilizzati nelle feste di Natale, alla presenza di personalità, dei media, con la partecipazione di zampognari, torce, stelle filanti e musiche composte proprio per il paese. In cima alla scalinata c'è anche la chiesa di Sant'Antonio Abate, risalente alla fine del Seicento: la struttura dell'edificio sacro fu in parte ricavata dalla roccia e in parte costruita in pietra bianca e si caratterizza per la sua architettura atipica che sembra essere stata progettata per adeguarsi alla conformazione della montagna.